E' attivo il sito del G.A.S

martedì 6 settembre 2011

Si riparte, il GASAffori si riunirà lunedì 12 settembre alle 21 presso la sede ANPI di Via Faccio 18 (palazzina che confina con i giardinetti)

Come sempre è necessaria la presenza di tutti i gasisti ed è gradita la presenza di chi è interessato alla nostra attività

venerdì 22 aprile 2011

A rischio anche il referendum sull'acqua

Dopo il boicottaggio da parte del governo alla libera scelta del cittadino rispetto al nucleare, ora nel mirino anche il referendum sull'acqua. 
“Su questo tema, di grande rilevanza, sarebbe meglio fare un approfondimento legislativo” afferma il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, l'obiettivo pare sempre di più quello di evitare che gli italiani si esprimano circa il futuro energetico e le risorse idriche, ci riusciranno? 
Speriamo di no, nel frattempo il gasaffori vuole ricordare a tutti i lettori che è un dovere, oltre che un diritto, esprimere la propria opinione tramite il voto, ed invita quindi tutti ad andare a votare a tutte le elezioni che ci aspettano nei mesi di maggio e giugno. 
Quando si  andrà a votare per il referendum, verrà consegnarata una scheda in cui saranno presenti alcuni quesiti. Ad ognuno si dovrà apporre una crocetta al SI' o al NO. E' importante ricordare che in Italia veniamo chiamati ad esprimerci attraverso referendum abrogativi, si deve quindi decidere se abrogare una normativa o una parte di essa e che se non viene raggiunto il quorum del 50% + 1 degli aventi diritto al voto, i referendum abrogativo non saranno validi.

Sembra un controsenso, ma per dire che non vogliamo la privatizzazione dell'acqua dovremo votare si, quindi VOTA SI PER DIRE NO e viceversa.
Il primo quesito riguarda il “legittimo impedimento”, cioè l’istituto giuridico che permette all’imputato in un processo di giustificare, in alcuni casi, la propria assenza in aula. A presentare il referendum è stato il partito dell’Italia dei Valori. Il quesito su cui saremo chiamati ad esprimerci è il seguente:

  • “Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonché l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante “disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?”.
Il secondo quesito, particolarmente lungo e articolato, era presentato sempre dall’Italia dei Valori, e  puntava ad abrogare la norma per la realizzazione sul territorio nazionale di impianti di produzione nucleare. Era il cosiddetto ‘referendum sul nucleare’,


Gli ultimi due quesiti si occupano della privatizzazione dell’acqua: uno in particolare riguarda le modalità di affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Il testo del quesito è il seguente:
  • “Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?”.
Il quarto e ultimo quesito riguarda sempre la privatizzazione dell’acqua e in particolare la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. In questo caso agli elettori viene chiesta una parziale abrogazione della norma:
  • “Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?”.

E' Nata Viola, nuovo fiocco al gasaffori


Il nostro gas è sempre più numeroso, mercoledì 20 in mattinata è nata Viola, la quinta cicogna che si è depositata sopra il camino del nostro gruppo d'acquisto.
A nome di tutta la comunità gasista diamo il benvenuto alla piccola Viola e ci uniamo ai complimenti per mamma Francesca e papà Marco

sabato 16 aprile 2011

Il referendum sulla gestione dell’acqua

Emanuele Fantini espone la sua posizione, chiara e sintetica sul problema della gestione dell'acqua: (*)

"Sono un milione e quattrocentomila le firme raccolte a supporto dei quesiti referendari presentati dal comitato «Sì acqua pubblica»: il triplo di quelle formalmente necessarie, cifra mai raggiunta nella storia del referendum, nonostante la scarsa attenzione dimostrata dal sistema politico e mediatico nazionale. Il dato conferma la rilevanza del tema dell’acqua nella percezione dell’opinione pubblica, nonché la vitalità e la capacità di mobilitazione a partire dal livello locale dei movimenti politici e sociali che ne chiedono una gestione pubblica. Un fenomeno non solo italiano, come testimoniato dal successo del referendum tenutosi di recente a Berlino, con cui il 98% dei votanti si è espresso contro la privatizzazione della società di gestione dei servizi idrici della città
Il 12 gennaio scorso la Corte Costituzionale ha approvato due dei tre quesiti referendari in materia di «modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica» e «determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito». Dietro all’apparenza squisitamente tecnica dei quesiti, il corpo elettorale italiano sarà chiamato a pronunciarsi su due visioni politicamente opposte in merito alla natura dei servizi idrici. Da un lato il modello di gestione consolidatosi nel nostro Paese, tra numerose contraddizioni e varianti, a partire dalla riforma della legge Galli (1994) fino alle ultime modifiche previste dal decreto Ronchi (2009) che considera la distribuzione dell’acqua un servizio industriale a rilevanza economica, individuando negli strumenti del mercato — la gara, la società per azioni e la tariffa — e nel partenariato tra pubblico e privato gli strumenti più idonei per la sua gestione. 

Dall’altro le istanze dei movimenti sociali promotori del referendum, che declinano la questione dell’acqua in termini di partecipazione e controllo democratico di un bene comune: una coalizione variegata e plurale di associazioni ambientaliste, culturali, di cooperazione allo sviluppo, di consumatori, organizzazioni sindacali, studentesche, amministratori locali, comitati territoriali, gruppi di acquisto solidale, scout, diocesi, gravitanti attorno al Forum italiano dei movimenti per l’acqua e al Coordinamento nazionale degli enti locali per l’acqua bene comune e la gestione pubblica dei servizi idrici.
La scelta di proseguire la lotta sul terreno referendario rappresenta, al di là delle conseguenze che avrà sull’assetto del settore idrico in Italia, una scommessa di portata più ampia sull’efficacia dell’istituto referendario come strumento di partecipazione democratica, che in caso di successo potrebbe contribuire al suo rilancio, oppure, qualora il quorum non venisse raggiunto per l’ennesima volta — come accaduto nelle ultime 24 consultazioni dal 1997 ad oggi — sancirne la definitiva crisi.

1. La situazione attuale: un servizio a rilevanza economica

La Legge Galli ha ridisegnato la mappa dell’acqua in Italia in 92 ambiti territoriali ottimali (ato), nella maggior parte dei casi coincidenti con le Province: ad oggi, 69 di questi si sono dotati di un piano d’ambito e hanno affidato la gestione delle loro acque complessivamente a 114 società, di cui 7 private, 22 a capitale misto con partner selezionato tramite gara, 9 controllate da società quotate in borsa e ben 58 interamente pubbliche.
Le ultime modifiche alla normativa introdotte dal presente Governo con il decreto Ronchi, convertito in legge dal Parlamento nel novembre 2009, riprendono l’art. 23 bis della legge n. 133 del 2008 7, che introduce per gli enti locali l’obbligo di ricorrere alla gara per l’affidamento dei servizi pubblici locali a rilevanza economica — tra cui quelli idrici — a favore di società di capitali, «comunque costituite». Tra queste, il decreto Ronchi inserisce la forma della società mista, con scelta del socio privato attraverso procedure a evidenza pubblica e con una partecipazione non inferiore al 40% del capitale. Mentre l’affidamento diretto in house, ovvero a società a capitale pubblico controllate dagli enti locali, diventa un’eccezione autorizzata solo nei casi di «situazioni eccezionali che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato». Come regola, le attuali gestioni in house dovranno cessare alla data del 31 dicembre 2011, o in alternativa alla scadenza prevista dal contratto di servizio, purché le amministrazioni cedano a nuovi soci privati almeno il 40% del capitale entro la fine del 2011. Le società a partecipazione pubblica già quotate in borsa potranno cessare alla scadenza prevista nel contratto di servizio, a condizione che la partecipazione pubblica si riduca a una quota non superiore al 40% entro il 2013 e al 30% entro il 2015.
L’obbligo per decreto di coinvolgere i privati è stato interpretato da diversi osservatori come una mossa disegnata per soddisfare gli appetiti delle principali società di gestione dei servizi idrici quotate in borsa, nate da processi di acquisizione e fusione tra imprese ex municipalizzate e pronte a spartirsi il mercato aperto dal decreto Ronchi: acea di Roma; iren, frutto dall’alleanza tra Torino, Genova, Parma, Piacenza e Reggio Emilia; a2a nata tra la fusione delle aziende di Milano e Brescia; la bolognese hera. Accanto agli enti locali, tra i principali azionisti di queste società figurano banche e fondazioni bancarie, gruppi privati come le multinazionali francesi Suez-Gas de France e Veolia Environnement, fondi di investimento come il Fondo per le infrastrutture italianeF2i, la cui origine dei capitali è solo in parte conosciuta, e infine imprese di costruzione quali Impregilo o il gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone. Non a caso a far gola a queste società sembrano essere non tanto i profitti derivanti dalla gestione dell’acqua — frenati dal tetto del 5% all’incremento delle tariffe — quanto piuttosto la torta dei 64 miliardi di euro di investimenti programmati nei prossimi trent’anni per ammodernare acquedotti, fogne e impianti di depurazione di tutto il Paese.
Per contrastare il decreto Ronchi, più di cento consigli comunali e provinciali hanno approvato delibere e ordini del giorno in cui dichiarano i servizi idrici «privi di rilevanza economica», con l’obiettivo di sottrarli all’obbligo di gara e di ingresso di capitali privati; diverse Regioni (Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Valle d’Aosta e la Provincia autonoma di Trento) ne hanno impugnato di fronte alla Corte Costituzionale l’art. 15, considerandolo una lesione dell’autonomia e dei poteri degli enti locali assegnati alle Regioni dal Titolo V della Costituzione.
La Corte Costituzionale si è pronunciata in merito a dicembre 2010, riconoscendo la costituzionalità del decreto Ronchi e vanificando di fatto le mosse degli enti locali per una «ripubblicizzazione per via amministrativa» 12. La Corte ha infatti confermato che la disciplina dei servizi pubblici locali di rilevan
za economica spetta allo Stato, in virtù del principio della «tutela della concorrenza», materia che l’art. 117 della Costituzione, così come riformato nel 2001, affida alla potestà legislativa esclusiva dello Stato. La Corte ha inoltre «escluso che gli enti infrastatuali possano soggettivamente e a loro discrezione decidere sulla sussistenza della rilevanza economica del servizio, in quanto l’attribuzione
della competenza ad apprezzare se in concreto sussistano le condizioni per attribuire la rilevanza economica avrebbe finito con lo svuotare la competenza statale in materia di concorrenza».
In nome di una nozione ambigua quale quella di «rilevanza economica», facendo prevalere il principio costituzionale della tutela della concorrenza (art. 117) su quello della prevalenza dell’utilità sociale e dei fini sociali sulla libertà di iniziativa economica privata (artt. 41-43), la Corte ha così confermato l’obbligo per gli enti locali di esternalizzare i servizi pubblici locali come la gestione dell’acqua o lo smaltimento dei rifiuti, ovvero «quelle attività che rientrano tra i fini stessi dell’ente e che — secondo quanto afferma lo stesso Legislatore (art. 112 del d.lgs. 267 del 2000 14) — sono «rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali»  Sancendo così per legge un fenomeno diffuso in tutto il mondo dalle logiche della globalizzazione neoliberale: quello della privatizzazione intesa come nuova modalità di governo e di rappresentazione del politico, attraverso il ricorso al mercato e a intermediari privati, in cui i processi di delega, negoziazione, controllo e conflitti di interesse contribuiscono a ridisegnare le relazioni, sempre più ambigue, tra pubblico e privato.

2. La proposta del referendum: l’acqua come bene comune

In alternativa a questo modello, il referendum si propone di ricreare le condizioni giuridiche e istituzionali per un governo pubblico dell’acqua.
L’iniziativa referendaria si situa nel solco delle mobilitazioni ispirate dall’«economia morale dell’acqua bene comune» che negli ultimi dieci anni hanno animato numerose vertenze nazionali e locali. In particolare trova il suo humus più squisitamente tecnico e giuridico — che assume ovviamente una notevole carica politica — nei lavori della Commissione presieduta da Stefano Rodotà, che da giugno 2007 a febbraio 2008 ha lavorato su incarico del Ministro della Giustizia per redigere uno schema di disegno di legge delega per la riforma delle norme del codice civile sui beni pubblici, risalenti al 1942 18. Il testo elaborato dalla Commissione Rodotà — le cui proposte non hanno al momento avuto seguito — suggeriva di razionalizzare e riordinare lo statuto dei beni pubblici, sopprimendo alcune categorie quali quelle del «demanio» e del «patrimonio indisponibile» e introducendone di nuove. Innanzitutto, quella di «bene comune» per qualificare «le risorse naturali, come i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque; l’aria; i parchi [...]: si tratta di beni che per loro natura si sottraggono alla logica della proprietà, sia pubblica che privata, ed esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali e al libero sviluppo delle persone» e dei quali pertanto la legge deve garantire la fruizione collettiva, diretta e da parte di tutti, anche in favore delle generazioni future. La commissione propone inoltre di distinguere, all’interno dei beni pubblici tra «beni ad appartenenza pubblica necessaria», cioè quei beni che «soddisfano interessi generali fondamentali, la cui cura discende dalle prerogative dello Stato e degli enti pubblici territoriali»; «beni pubblici sociali», che «soddisfano esigenze della persona particolarmente rilevanti nella società dei servizi, cioè le esigenze corrispondenti ai diritti civili e sociali»; e «beni pubblici fruttiferi», categoria residuale per i beni che non rientrano in quelle precedenti e «sono alienabili e gestibili dai titolari pubblici con strumenti di diritto privato».
Nell’applicare questi principi al governo dell’acqua, gli estensori del referendum — tra cui figurano diversi membri della Commissione Rodotà stessa — si proponevano di «ripubblicizzare il servizio idrico integrato, ponendolo al di fuori delle regole del mercato ed affidando ad un soggetto “realmente” pubblico la gestione», attraverso la formulazione di tre quesiti per abrogare le norme che prevedono l’obbligo di affidare tramite gara i servizi locali, la forma societaria per i gestori del servizio idrico e la remunerazione dei capitali investiti attraverso la tariffa. Questo obiettivo è stato in parte inficiato dalla mancata approvazione del secondo quesito.
Con il primo quesito approvato, intitolato «Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica» si chiede infatti l’abrogazione dell’art. 23 bis della L. n. 133/2008, così come modificato dal cosiddetto decreto Ronchi. Nella pratica l’abrogazione di questo articolo produrrà un riequilibrio tra le tre forme societarie oggi possibili — pubblica, privata e mista — facendo in particolare cadere l’obbligo per gli enti locali di cedere ai privati la maggioranza delle quote nelle società per azioni di gestione dell’acqua. Non sarà tuttavia abolita la forma societaria dei gestori del servizio idrico né lo strumento della gara come procedura per la loro individuazione.
Nell’intenzione degli estensori, infatti, l’abrogazione dell’art. 23 bis avrebbe dovuto essere completata dall’abrogazione — richiesta dal quesito non approvato dalla Corte Costituzionale — dell’art. 150 del d.lgs. n. 152 del 2006 22 (c.d.Codice dell’ambiente) in cui sono previsti i tre modelli di gestione societaria. La soppressione di questo articolo avrebbe infatti comportato la possibilità di affidamento della gestione del servizio idrico a un ente sostanzialmente e formalmente pubblico, come ad esempio le aziende speciali.
Il secondo quesito approvato, intitolato «Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito» propone infine l’abrogazione dell’art. 154 del d.lgs. n. 152/2006, limitatamente a quella parte del comma 1 che prevede che la tariffa del servizio idrico integrata sia determinata tenendo conto dell’«adeguatezza della remunerazione del capitale investito», attualmente fissata al 7%. Nell’intenzione dei promotori del referendum, che sottolineano come l’obbligo di remunerazione sia «assolutamente scollegato da qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio», la sua abolizione dovrebbe impedire la gestione a scopo di lucro dei servizi idrici, facendo venir meno l’interesse dei privati a parteciparvi, nell’impossibilità di ottenere profitti. Nella pratica, l’impatto di questo quesito resta difficile da prevedere. L’economista Antonio Massarutto sostiene ad esempio che il divieto di remunerare il capitale investito, in assenza di risorse adeguate in mano alla finanza pubblica, favorirà l’influenza delle banche sulle strategie di investimento o gli interessi di quegli azionisti quali ad esempio le imprese di costruzione, che cercheranno di spostare la realizzazione di profitti nella fornitura ai gestori di beni, servizi, opere e impianti a condizioni di favore.

3. Le possibili conseguenze del referendum

In caso di successo, il referendum, pur non garantendo un ritorno automatico alla gestione pubblica dell’acqua, contribuirà comunque a sparigliare le carte su un tavolo già abbastanza confuso. A un quadro normativo oggetto di continue revisioni negli ultimi anni, l’attuale Governo ha introdotto ulteriori elementi di incertezza attraverso le ambiguità del decreto Ronchi e l’abolizione degli ato, in assenza di indicazioni chiare in merito a chi rileverà le loro competenze. Queste continue revisioni da un lato hanno avuto come conseguenza quella di paralizzare gli investimenti: soltanto il 56% degli interventi originariamente previsti dai piani d’ambito è stato finora realizzato 25. Dall’altro non sonoriuscite a individuare gli strumenti più adeguati per garantire una regolazione del settore efficace e indipendente, così come i finanziamenti necessari agli investimenti per adeguare la rete idrica italiana agli standard europei, ponendo fine alla vergogna di un sistema che perde un terzo dell’acqua e lascia a secco 8 milioni di cittadini per diversi periodi dell’anno.
Se una riforma organica e coerente del settore è dunque invocata da più parti, dall’esito del referendum, al di là delle sue conseguenze tecniche immediate, dipenderanno quindi le modalità e l’orientamento che questo processo potrebbe seguire. Innanzitutto, da un punto di vista procedurale il mancato raggiungimento del quorum o, ancor di più, la bocciatura dei quesiti referendari,
finirà per legittimare la strada finora percorsa per legiferare in materia di acqua: a colpi di norme spesso nascoste in decreti legge omnibus (ovvero che interessano materie diverse), su cui, come nel caso del decreto Ronchi, il Governo ha imposto la fiducia, privando dunque il Parlamento della facoltà di entrare nel merito del dibattito e di modificare il testo. Al contrario l’eventuale successo del referendum contribuirà a rafforzare le richieste di partecipazione e consultazione che provengono dai movimenti sociali e dalle amministrazioni locali, sottolineando l’esigenza di un processo di riforma democratico e trasparente, in cui il Parlamento ritrovi la sua centralità. A rigor di logica, ciò dovrebbe tradursi soprattutto nella ripresa dell’iter della legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua, presentata dagli stessi promotori del referendum e sottoscritta da 406mila cittadini, che giace ferma in commissione ambiente della Camera dal 10 luglio 2007.
Da un punto di vista dei contenuti, l’esito del referendum contribuirà a indicare i principi a cui l’auspicabile riordino della normativa in materia di servizi idrici dovrà essere ispirato. Le indicazioni del referendum saranno in particolare determinanti per capire dove far pendere la bilancia nella sintesi necessaria tra le esigenze da un lato della gestione efficace dei servizi idrici, realtà industriali che richiedono competenze tecniche e conoscenze specialistiche, e dall’altro del controllo e della partecipazione popolare, soprattutto in materia di beni comuni e diritti fondamentali quali l’acqua, che rappresentano uno dei fondamenti della democrazia."

Emanuele Fantini
Dottore di ricerca in Scienza politica nell’Università di Torino, < emanuele.fantini@unito.itQuesto indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. >.
* Pubblicato sul numero 3/2011 della rivista Aggiornamento Sociali

giovedì 7 aprile 2011

14 aprile nuova riunione del gas

Dopo tanta suspance ecco svelato il luogo della prossima riunione che si terrà giovedì 14 aprile alle 21 presso la sede ANPI di Via Faccio 18 (palazzina che confina con i giardinetti)

Come al solito le nostre riunioni sono aperte a tutti coloro che sono interessati a conoscerci.

domenica 27 marzo 2011

E' attivo il FORUM del GAS !!

E' attivo (in via sperimentale) il FORUM del GAS

CLICCA QUI PER ACCEDERE

E' UN'OTTIMA OCCASIONE PER DISCUTERE DEGLI ARGOMENTI CHE CI INTERESSANO
SENZA SOVRACARICARE LA MAILING LIST

ALL'INTERNO DEL FORUM E', PER ORA, APERTA LA DISCUSSIONE SU FA' LA COSA GIUSTA
MA GLI ARGOMENTI NON MANCANO: PROPONETELI  !!


Se fate il login potete partecipare alle discussioni,
altrimenti potete solo leggere quello che scrivono  .. gli altri

domenica 20 marzo 2011

nuovo fiocco rosa, è nata Maya

                                    
Sabato 19, con qualche giorno d'anticipo,
è arrivata Maya.
Salutiamo la nuova nata del gasAffori e facciamo tanti auguri a mamma Monica e papà Igor

venerdì 4 marzo 2011

2011 Anno Internazionale delle Foreste


L'ONU ha proclamato il 2011 Anno Internazionale delle Foreste (AIF), per sostenere l'impegno di favorire la gestione , la conservazione e lo sviluppo sostenibile delle foreste tutto il mondo. Un invito aperto a tutta la comunità internazionale a riunirsi e lavorare insieme ai governi, alle organizzazioni internazionali e alla società civile per fare in modo che le foreste vengano gestite in modo sostenibile, per le generazioni attuali e future.

Il logo dell'Anno Internazionale delle Foreste ricorda quanto queste siano parte integrante e fondamentale dello sviluppo sostenibile globale, illustrando i loro molteplici valori e l'urgenza per la loro gestione di un approccio a 360°: le foreste assicurano rifugio alle persone e habitat per la biodiversità, sono sorgente di alimenti, di medicinali e di acque pulite e svolgono un ruolo fondamentale nel mantenimento climatico e ambientale di tutto il globo.

Le attività economiche legate alle foreste influiscono sulle condizioni di vita di 1 miliardo e 600 milioni di persone nel mondo, sono fonte di benefici a livello socio culturale e costituiscono il fondamento del sapere delle popolazioni indigene. Tutti questi elementi presi insieme rinforzano il messaggio che l'ONU vuol dare che le foreste sono vitali per la sopravvivenza e il benessere di tutta la gente del mondo.

Per saperne di più...continua a leggere


7 MARZO PROSSIMA RIUNIONE


Dopo tanta suspance ecco svelato il luogo della prossima riunione che si terrà lunedì 7 marzo alle 21 presso la sede ANPI di Via Faccio 18 (palazzina che confina con i giardinetti)

Come al solito le nostre riunioni sono aperte a tutti coloro che sono interessati a conoscerci.

venerdì 25 febbraio 2011

Dammi da bere! Non so se posso…

Ieri, a Roma, una giornata dedicata all’acqua per capire quale sia il futuro dell’oro blu

Soltanto l’1% delle risorse idriche presenti sul nostro pianeta sono potabili e, sebbene nell’arco di un secolo il loro consumo sia quadruplicato, oggi l’acqua è un bene che scarseggia e i mezzi per reperirla sono insufficienti.
Si è aperta così ieri mattina la prima sessione di Dammi da bere, la giornata di studio organizzata da Greenaccord con il supporto della Provincia di Roma, dedicata ai problemi sociali, politici ed economici connessi a uno dei bisogni primari dell’uomo: l’acqua.
Per oltre un miliardo di persone l’impossibilità di accesso all’acqua rappresenta un qualcosa di drammatico e, a mano a mano che aumenteranno i rischi legati all’approvvigionamento idrico, aumenterà anche il fenomeno delle migrazioni ambientali, che potrebbe portare con molta probabilità a conseguenti crisi militari. Per il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha fatto recapitare alcune sue considerazioni agli organizzatori del convegno, si tratta di una tra le sfide più impegnative che l’umanità dovrà affrontare e in cui è necessario che la comunità scientifica e quella industriale possano cooperare. “Per approdare a un nuovo modello di sviluppo sostenibile – ha detto il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti che, sebbene impossibilitato a partecipare, è voluto ugualmente essere presente con un video-messaggio – servono attenzione, pianificazione e coerenza”.
Per leggere tutto l'articolo clicca qui

lunedì 21 febbraio 2011

Clima in Comune: Genova prima della classe, Roma e Milano ‘fuori lista’


Rinnovabili.it) – Non poteva esserci occasione migliore di quella rappresentata da “M’illumino di meno” per presentare Clima in Comune, il dossier figlio dell’omonima campagna lanciata da Legambiente per monitorare sforzi compiuti e sensibilità dimostrata da sindaci e consigli comunali nei confronti di energie rinnovabili, efficienza energetica e mobilità intelligente. E nella giornata del silenzio energetico le 46 pagine del documento fanno luce sui progressi raggiunti a oggi dai singoli Comuni italiani nell’adesione al Patto dei Sindaci, l’iniziativa lanciata dalla Commissione Europea nel 2008 per coinvolgere attivamente le città europee verso gli obiettivi del 2020, e nell’implementazione delle azioni indicate nel PAES il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile. Con la firma del Patto i comuni s’impegnano volontariamente a predisporre un Piano che comporti il triplice obiettivo di ridurre del 20% le proprie emissioni, aumentare del 20% il ricorso alle fonti di energia rinnovabile e del 20% l’efficienza energetica.

Tra PAES e buone pratiche Il quadro italiano che viene fuori dall’indagine è per certi versi una piacevole sorpresa: “602 sindaci e consigli comunali hanno deciso di provarci – quasi un terzo di tutta Europa, dove non arrivano a 2.200”. Per una volta lo stivale non deve invidiare nulla al resto del Continente. Al contrario, Genova, la stessa città in cui è stato presentato il dossier è stata la prima a vedersi approvare dall’Europa il proprio Piano di Azione per l’Energia Sostenibile con tanto di pubblicazione a modello ed esempio sul sito ufficiale (www.eumayors.eu/home_it.htm). “Un bravo al sindaco di Genova, si legge nel documento – ma anche ai sindaci di Torino, Avigliana e Maranello che hanno già approvato il Piano. Ci vuole determinazione e costanza: non basta dire che si aderisce, poi bisogna andare in Consiglio Comunale”.
Quattro comuni che tengono alta l’ambizione e l’impegno: Avigliana propone con il suo PAES di ridurre le proprie emissioni del 20,26% entro il 2020, Maranello del 21,6%, Genova del 23,7% e Torino addirittura arriva a proporre un taglio del 41,9% rispetto all’anno di riferimento scelto (1991). Senza contare i comuni che hanno adottato buone pratiche, 28 in tutto ognuno con una realtà vincente in termini di sostenibilità. Come nel caso del comune Sluderno, 1800 abitanti in provincia di Bolzano, che copre interamente i propri consumi energetici e termici con fonti rinnovabili. “C’è un ‘federalismo’ vero e sostenibile che sta nascendo anche in Italia e di cui, purtroppo, la politica parla poco – ha detto Andrea Poggio, vicedirettore nazionale di Legambiente – È il ‘movimento’ dei 600 comuni che hanno aderito al Patto dei Sindaci con Genova che fa da capofila in Europa! Sono le città che vogliono diventare sostenibili e belle per prime!”.

Cartellino giallo 24 amministrazioni sono invece quelle “sospese” dal Patto perche in ritardo nell’elaborazione del Piano. “Al primo ostacolo è caduto l’illustre Comune di Milano e l’adesione al Patto, per il Sindaco Letizia Moratti, si è fermato ad una inutile firma a Bruxelles nel giorno dell’inaugurazione. Al secondo ostacolo sono caduti altri 24 Comuni […] Nel prossimo gruppo di ritardatari che rischia il cartellino giallo c’è Roma”.

mercoledì 16 febbraio 2011

Il 18 febbraio 2011 torna M’illumino di meno

Il 18 febbraio 2011 torna M’illumino di meno, la più radiofonica campagna sul risparmio energetico mai escogitata sul globo terracqueo.
La Giornata del Risparmio Energetico 2011, special edition per i 150 anni dall’unità d’Italia, è fissata per il 18 febbraio 2011. Anche quest’anno Caterpillar invita comuni, associazioni, scuole, aziende e case di tutt’Italia ad aderire all’iniziativa creando quel “silenzio energetico” che ha coinvolto le piazze di tutt’Europa negli anni scorsi, per fare spazio, dove possibile, ad un’accensione virtuosa, a base di fonti rinnovabili.
Per il 18 febbraio cerchiamo, contestualmente agli spegnimenti simbolici, accensioni originali di luci pulite a tema tricolore. Turbine, lanterne, Led o biciclette, che alimentino tricolori luminosi su tutto il territorio nazionale. Impariamo a risparmiare, a produrre meglio e a pretendere energia pulita per tutti.
Ascolta l’allegro podcast della sigla m’illumino do meno 2011

Visita il blog di Caterpillar

mercoledì 9 febbraio 2011

Nuova gestione ordini

Per l'inserimento e la consultazione degli


ORDINI on line


occorre visitare il

sito  del G.A.S. AFFORI

venerdì 4 febbraio 2011

NUOVA RIUNIONE DEL GASAFFORI

Dopo tante traversie siamo finalmente in grado di confermare che la prossima riunione del gasaffori si terrà il 7 febbraio alle 21 presso la sede ANPI di Via Faccio (palazzina che confina con i giardinetti)

Come al solito le nostre riunioni sono aperte a tutti coloro che sono interessati a conoscerci.

venerdì 19 novembre 2010

Incontro del 29/11/10

Il prossimo incontro del GASAffori è previsto per lunedì 29 novembre alle ore 21:00 presso la sede del PD in Via Astesani 27.
Come sempre l'incontro è aperto a tutti coloro che volessero avere informazioni sul nostro gruppo.
Si ricorda a tutti che Manuela sta raccogliendo i punti dell'ordine del giorno.

venerdì 12 novembre 2010

Latte scaduto e ribollito: «bufala» in rete


Circola in rete una mail secondo la quale il latte scaduto può essere ribollito e rimesso in commercio:  
attenzione è una bufala! 

Il latte pastorizzato potrebbe essere niente più che acqua sporca. Questa la denuncia contenuta in una mail che da qualche tempo rimbalza su internet in una specie di catena di sant'Antonio. 

Sotto le confezioni di cartone vengono normalmente stampigliati dei numerini, dall'1 al 5, in serie: 12345. Secondo i sostenitori della tesi, se da questa serie di numeri ne manca uno, per esempio il 3, significa che il latte che abbiamo acquistato, scaduto per due volte, è stato riscaldato una terza volta, in attesa di compratori.
Il vero significato di scritte e numeri sul cartoccio
Si tratta di una notizia totalmente falsa, assicurano gli esperti interpellati.
«Non è affatto vero — spiega l'esperto — che la legge consenta il recupero per l'alimentazione umana del latte pastorizzato scaduto per rivenderlo come fresco. La legge prevede che il trattamento di pastorizzazione possa venire applicato solo sul latte crudo e quindi una sola volta. E che il latte non venga riscaldato ripetutamente può essere verificato attraverso analisi di laboratorio. La normativa prevede, infatti, che il latte pastorizzato risponda a requisiti di qualità evidenziabili in base a precisi parametri di danno termico sulle proteine del siero»
approfondisci su  https://sites.google.com/site/studiocr40/

venerdì 29 ottobre 2010

AMBIENTE: ACQUA DAL RUBINETTO, SCELTA CONCRETA E SOSTENIBILE

(ANSA) - ROMA, 26 OTT - Gli italiani si classificano come i primi consumatori di acqua minerale in Europa ed i terzi al mondo. Questo causa un'alta immissione di Co2 per il trasporto su strada dato che solo il 18 per cento delle bottiglie viaggia su rotaia. Inoltre, per la produzione delle stesse vengono utilizzati circa 350 mila tonnellate di Pet, con un consumo di 665 mila tonnellate di petrolio e un'emissione di gas serra di circa 910 mila tonnellate di Co2 equivalente (fonte: Legambiente). Ecco perche' l'acqua del rubinetto e' una scelta concreta verso un'ambiente piu' sostenibile. In questa direzione, infatti, si sono espressi il 74 per cento degli italiani che dichiarano di aver bevuto negli ultimi 12 mesi acqua potabile del rubinetto trattata e non, secondo quanto riporta il rapporto Cra Nielsen 2010 per AquaItalia (Associazione delle aziende costruttrici e produttrici di impianti per il trattamento delle acque primarie) federata ad Anima (Confindustria). Inoltre, il 20,4 per cento di chi dichiara di berla motiva la scelta con i maggiori controlli effettuati sull'acqua del rubinetto rispetto alla minerale in bottiglia. Per assicurare in modo continuativo la sicurezza e l'accettabilita' della fornitura degli acquedotti e' stata presentata l'edizione italiana del manuale del piano di sicurezza per l'acqua (Water safety plan), redatto dal Centro di ricerche in bioclimatologia medica, biotecnologie, medicine naturali e talassoterapia dell'universita' degli studi di Milano. Questo contribuira' a mantenere alta l'efficienza del servizio che garantisce gia' oggi in tutta Italia un'acqua che nulla ha da invidiare a quella in bottiglia. La qualita' dell'acqua degli acquedotti in Italia e' garantita nei parametri di legge in tutte le citta' fino al contatore. Per assicurarsi che i parametri vengano rispettati fino al punto d'uso - spiegano ad AquaItalia - basta rivolgersi ad aziende specializzate e competenti reperibili sul sito aquaitalia.it per effettuare, in caso di necessita', i trattamenti necessari e contribuire cosi' alla formazione di una nuova cultura dell'acqua e a preservare un ambiente migliore per le generazioni future.

Incontro del 3/11/10

Il prossimo incontro del GASAffori è previsto per mercoledì 3 novembre alle ore 21:00 presso la sede del PD in Via Astesani 27.
Come sempre l'incontro è aperto a tutti coloro che volessero avere informazioni sul nostro gruppo.
Si ricorda a tutti che Manuela sta raccogliendo i punti dell'ordine del giorno.

sabato 16 ottobre 2010

Kyoto, nella corsa della UE l’Italia non resta indietro

Dopo la pubblicazione del rapporto della EEA sui progressi compiuti dai Paesi dell’Unione per il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto, Edo Ronchi ha commentato positivamente i dati che riguardano il nostro Paese che grazie a efficienza energetica e rinnovabili potrebbe raggiungere agilmente gli obiettivi del 2012
Dopo la comunicazione lo scorso 12 ottobre delle stime più che positive che riguardano l’accelerazione dell’Unione Europea nel raggiungimento in anticipo degli obiettivi di riduzione fissati dal Protocollo di Kyoto per il 2012, anche l’Italia sembra essere sulla buona strada. Ad esserne convinto è l’ex ministro dell’Ambiente e Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Edo Ronchi, che ha commentato i dati contenuti nel rapporto Tracking progress towards Kyoto and 2020 targets in Europe, pubblicato dall’Agenzia Europea per l’Ambiente. Secondo Ronchi, infatti, il nostro Paese ha già centrato risultati importanti come la riduzione delle emissioni di gas serra. Un taglio quantificabile, dal 1990 al 2009, in circa 22 Mton che corrisponde ad una riduzione del 4,3% (nel 1990 erano pari a 517 Mton che sono scese a 495 Milioni di tonnellate di Co2 eq. durante lo scorso anno). “Un dato non definitivo, ma consolidato – si legge in una nota ufficiale a firma di Ronchi pubblicata sul sito della Fondazione da lui presieduta – che è addirittura migliore della stima, pubblicata dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile all’inizio dell’anno (15.2.2010), di una riduzione del 3% e che era stata giudicata troppo ottimista da alcuni di coloro che avevano definito irraggiungibile per l’Italia l’obiettivo di Kyoto”. Risultati incoraggianti, quindi, che potrebbero consentire anche all’Italia di raggiungere facilmente gli obiettivi di Kyoto, nonostante lo stesso rapporto pubblicato dalla EEA abbia messo in evidenza come l’Italia non abbia ancora raggiunto il suo target (-6,5%).  Leggi tutto

Abbiamo un sogno

Ho fatto un sogno, è meraviglioso e non intendo più svegliarmi.
Ho sognato che un bel giorno, un giorno non lontano, stanchi di attendere e sperare in tempi migliori, i settori più attivi della società civile si riuniranno per organizzare tutti insieme il cambiamento politico nel nostro paese, creando un’alternativa credibile, seria, affidabile che tutti gli italiani potranno abbracciare al di là dei rispettivi percorsi politici di provenienza.
Un nuovo soggetto politico, estraneo a tutte le vecchie logiche partitiche.
Un movimento fondato semplicemente sul “buonsenso”; quanto basta a capire che la raccolta differenziata è mille volte meglio degli inceneritori, che il risparmio energetico e le rinnovabili sono le vere alternative alla follia del nucleare, che le grandi opere servono solo ai grandi affari mentre sono le “piccole opere” quelle che migliorano davvero la vita della gente! Leggi tutto